Michela Fabeni | Arte Materica e Processo Creativo: Smussato, Materia e Rinascita | Sculture & Bassorilievi Contemporanei
- michelafabeni

- 10 mag
- Tempo di lettura: 3 min

La ricerca artistica nasce come processo di rinascita. In una fase di profonda trasformazione personale, mentre l’artista è impegnata in un percorso di ritrovamento di sé, prende forma un’esigenza primaria: entrare in contatto diretto con la materia.
Da questo bisogno originario nasce un gesto spontaneo e fisico. Il lavoro inizia con le mani nude e con la spatola, che diventa estensione naturale del corpo. La superficie non è più un limite, ma un campo di esplorazione. In origine lo spazio espressivo si manifesta sulle pareti senza confini; successivamente, quando questi non sono più sufficienti, si passa alla tela.
In questa transizione emergono le prime forme: figure antropomorfe, vegetali e animali, spesso dotate di mani alate o palmate, come presenze in espansione oltre il bordo, come se il limite non esistesse. Le forme cercano continuità, movimento, apertura.
Il processo creativo viene successivamente definito e riconosciuto come Smussato: un gesto che indica il modellare, il levigare le asperità, il creare un dialogo tra pieni e vuoti. I pieni corrispondono allo spessore e alla presenza del rilievo; i vuoti alle superfici piane che rivelano ciò che risiede in profondità.
La spatola incide e svela, mentre la mano ascolta, accompagna, taglia e carezza allo stesso tempo. Il gesto non è solo tecnico, ma relazionale.
Nel processo intervengono anche elementi naturali: aria, luce, sole, tempi di asciugatura. La materia viene preparata in modo manuale, attraverso la combinazione di materiali organici e acqua calda, fino a raggiungere una consistenza fluida. Solo allora viene modellata sulla tela.
Successivamente si interviene con mani e spatola per costruire la forma, applicando pigmenti, metalli, foglia oro e argento. Il processo non è imposto, ma seguito. Non vi è forzatura: è la materia stessa, insieme agli elementi naturali, a contribuire alla forma finale.
Le opere attraversano fasi di fragilità iniziale: possono sgretolarsi, necessitano di tempo e cura. In questa fase vengono accompagnate attraverso gesti di protezione e consolidamento, anche con l’uso della pennellessa, quasi come un atto di cura verso una creatura viva.
La materia viene quindi “fortificata” nel tempo, fino a stabilizzarsi. Il processo creativo viene vissuto come un ciclo naturale: nascita, crescita, trasformazione e distacco.
In questa visione, la materia è energia in movimento. Tutto è trasformazione continua. L’artista percepisce un dialogo costante con la natura e con l’universo, come un ascolto del respiro della materia stessa.
La luce assume un ruolo centrale: non è solo elemento visivo, ma rivelazione. Le superfici diventano cicatrici luminose che raccontano il cambiamento e la memoria del gesto.
L’opera non rappresenta ciò che è visibile, ma ciò che abita interiormente. Non si tratta di forma esteriore, ma di energia invisibile, intuizione, tensione emotiva.
La figura femminile attraversa l’intero percorso come presenza archetipica: forza generatrice, fragilità e potenza coesistono in equilibrio. Le opere diventano così un inno alla vita, alla trasformazione e all’evoluzione interiore.
L’artista non si attribuisce una definizione rigida, ma si riconosce in un’identità in divenire, legata al tempo e alla trasformazione. La creatività viene intesa come scintilla universale presente in ogni essere umano.
La foglia oro, elemento ricorrente, assume valore simbolico: illumina, rivela, custodisce. È mutevole con la luce e contribuisce a rendere l’opera viva e in continua variazione percettiva.
Nel complesso, la poetica si sviluppa come dialogo tra materia e luce, tra controllo e abbandono, tra fragilità iniziale e struttura finale, in un processo in cui la materia stessa diventa testimonianza del tempo e della trasformazione.
Scopri il percorso completo dell’artista e le opere su www.michelafabeniart.com
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Michela Fabeni
Artista del Terzo Millennio
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